“LE SFIDE POSTE DALLA MIGRAZIONE IRREGOLARE” di Eduardo Terrana


                   

LE SFIDE POSTE DALLA MIGRAZIONE IRREGOLARE
Il 20 giugno la ricorrenza della Giornata mondiale dei Profughi

 di Eduardo Terrana 

E’ un flusso continuo quello dei profughi  che lasciano i loro luoghi di nascita per avventurarsi in perigliose ricerche di nuovi Paesi dove vivere una nuova vita.

Un dramma che coinvolge persone di ogni età, costrette ad abbandonare il proprio paese a causa di conflitti, invasioni militari, bombardamenti, violenze, persecuzioni politiche o religiose, miseria, fame, malattie, disastri naturali, povertà e mancanza di risorse.

Un dramma che si rinnova ogni due secondi, in un mondo che non sa garantire il riconoscimento ed il rispetto dei diritti a tutti! Un profugo ogni due secondi! Un tempo ristrettissimo che ci da l’idea della portata del fenomeno migratorio, che reclama l’attenzione del mondo civile, che ha il dovere di  non restare indifferente  e di  dare  una risposta umanitaria.

Un continente in movimento quello dei Profughi, stimato globalmente, a tutt’oggi,    in 258 milioni di persone, secondo il “Rapporto ONU”.  Dietro questo numero anonimo ma impressionante ci sono storie drammatiche, fatte di viaggi lunghi ed estenuanti, non scevri da pericoli, durante i quali, spesso i profughi si imbattono in soggetti senza scrupoli che li costringono  a subire torture e abusi indicibili. E spesso il viaggio non si risolve in breve tempo ma dura anni, anche quattro o cinque.  E’ il caso, ad esempio, dei tanti profughi che  arrivano in Libia. Drammatica è, poi, la sorte dei tanti che si affidano al mare inseguendo il miraggio di una terra promessa che però, spesso, resta , appunto,  un miraggio!  E’ il caso dei 38.000 profughi morti, dal 1988 a tutto il 2019,  nel mediterraneo o su altre rotte marine, ma il numero appare poco convincente, perché in tanti mancano all’appello.

I profughi, moglie e figli al seguito e un fardello di speranza, approdano  in prevalenza in Paesi confinanti.  E’il caso, ad esempio, dei siriani che si stabiliscono in Turchia, o dei sudsudanesi, che vengono accolti dal Sudan o dall’Uganda.

Tanti però seguono altre direttrici: da Messico, Cina, India, Filippine e Porto Rico, verso gli Stati Uniti; dal Venezuela verso Perù, Spagna e Stati Uniti;  dall’India verso l’Arabia Saudita; dalla Siria verso la Turchia e verso l’Europa, in prevalenza, in Germania; dall’Algeria verso la Francia.  

Notevoli sono, poi, i movimenti migratori all’interno degli stati appartenenti alla ex Unione Sovietica tra Federazione Russa ed Ucraina e tra Kazakistan e Federazione Russa .  Altrettanto intensi i flussi migratori verso il Sud del mondo: dal Bangladesh verso l’India e da qui verso gli Emirati Arabi Uniti e verso l’Arabia Saudita; dalla Cina verso la regione di Hong Kong; dall’Afghanistan verso il Pakistan e la Repubblica Islamica dell’Iran; dal Myanmar verso la Tailandia; dalla Palestina verso la Giordania; dal Burkina Faso verso la Costa d’Avorio.

Il continente asiatico detiene il primato delle partenze, 106 milioni su 258, ed ha nell’India il Paese con l’esodo maggiore.  Segue l’Europa,  con 61 milioni di partenze, e a seguire : Messico, Russia, Bangladesh, Pakistan, Ucraina.

Particolare in Asia è la condizione dei Rohingya, già fuggiti  in oltre 700.000 in Bangladesh,  perseguitati dal governo del loro paese, il Myanmar, e l’esodo è tutt’ora in atto.  L’Africa registra una migrazione di 36 milioni di persone, che però si snoda in prevalenza al suo interno, da un Paese all’altro del Continente.

Da considerare, ancora, che oltre due milioni e mezzo di afghani e altri due milioni e mezzo di  sud sudanesi  hanno lasciato il loro paese. Non sono però meno consistenti i flussi provenienti da Somalia ed Eritrea, Repubblica democratica del Congo e  Repubblica Centrafricana.

I dati dell’Alto Commissariato dell’ONU evidenziano che 80 milioni di Rifugiati vivono in Asia,  78 milioni in  Europa,  58 milioni nel Nord America, 25 milioni in Africa,  9 milioni in America Latina e Caraibi, 8 milioni in  Oceania.

Tra i Paesi concedenti asilo, a maggior densità migratoria, figurano:  gli Stati Uniti d’America (46 milioni), Federazione Russa (12 milioni),  Germania (9,8 milioni), Arabia Saudita (9,1 milioni), Emirati Arabi Uniti e Regno Unito (9 milioni), Francia e Canada (7,4  milioni), Spagna (6,5 milioni), Italia, (6,5 milioni), Turchia,(4 milioni).

Altri Paesi che offrono asilo sono: Giordania, Palestina, Pakistan e Libano. Quest’ultimo, oltre alla presenza di migranti provenienti da Etiopia, Sri Lanka, Filippine, Nepal e Bangladesh, tutti lavoranti e residenti  nel paese, da’ asilo a  più di 300 mila palestinesi e oltre un milione di siriani.  

Tra i Paesi col più alto numero di profughi ve ne sono quattro,  tra i meno sviluppati ma a loro volta  paesi  ospitanti:  Uganda, Sudan, Etiopia e Bangladesh, che  hanno accolto oltre 13 milioni di rifugiati. Il  71% dei 258 milioni di migranti del mondo sono originari dei paesi in via di sviluppo, di questo il 35% è residente  nei paesi avanzati, il 36% è diretta verso i paesi emergenti. Questo lascia supporre che nel prossimo futuro la maggior parte dei migranti non si muova più da sud verso nord, ma si sposti all’interno dell’emisfero meridionale del pianeta. Pertanto i Paesi dell’emisfero nord, Europa, America, Russia, non sarebbero più le mete ricercate, che sarebbero sostituite da Cina, Giappone,  Tailandia,  Corea del sud, destinate a diventare i nuovi paesi di immigrazione.    

Dall’analisi fatta emerge un quadro alquanto critico dello status dei Profughi, per i quali l’Alto Commissario delle Nazioni Unite chiede alle Nazioni  maggiore impegno e solidarietà e nuove progettualità a breve, medio e lungo termine, anche perché,  in un mondo segnato dalla diseguale distribuzione della ricchezza, le migrazioni sono un fenomeno inevitabile e costituiscono uno stock in continua crescita.

 “La mobilità umana”,  rileva l’Alto Commissario delle Nazioni Unite, “è un fattore chiave per lo sviluppo, amplia le opportunità a disposizione degli individui ed è un mezzo fondamentale per consentire l’accesso alle risorse e la riduzione della povertà nel mondo.” Pertanto, si evidenzia, necessita cambiare il modo di come guardare e affrontare il fenomeno Profughi che è  da gestire non come “ un  problema da risolvere ma come una  risorsa da sfruttare”, e intervenendo, al contempo, con una larga progettualità finalizzata: a favorire l’integrazione degli immigrati e la conoscenza dei loro bisogni e delle loro culture e tradizioni; a garantire lavoro ed occupazione stabili e legalmente protetti, che consentano dignitose condizioni di vita.

Ma bisogna anche andare alla risoluzione delle cause del fenomeno che stanno più a monte e intervenire con politiche: che  impegnino tutti  per la cessazione di tutti i conflitti oggi esistenti; che  avviino progetti di pace e programmi che possano garantire il miglioramento delle condizioni di questi esseri umani, che non sono persone di seconda serie;  che  prevengano e favoriscano l’eliminazione di tutti i fattori ostativi allo sviluppo, perché  si possa evitare l’esodo obbligato delle persone fuori dal loro habitat naturale, favorendo, così, in loco le migliori prospettive di crescita e di sviluppo.

In tale ottica, allora, vanno ricercate le migliori intese tra i governi che, da un lato,  consentano ad ogni immigrato di poter “ lavorare o acquisire nuove competenze per dare il suo contributo alla comunità”,  ma, dall’altro, che possano  sviluppare le migliori occasioni di rimpatrio nei territori di provenienza, creando quelle possibilità di vita che l’immigrato trova nel paese che lo ospita.

In pratica favorire un  reinsediamento di queste persone  nei propri  luoghi di origine. Prospettiva, ce ne rendiamo conto, che al momento appare  di difficile attuazione, ma che va avviata e perseguita a lungo termine, fermo restando che i Paesi ospitanti continuino a dare in modo attivo e determinante risposta alle sfide poste dalla migrazione irregolare, anche  con nuovi programmi migliorativi di accoglienza e inserimento sociale, nonché con interventi di protezione e integrazione, ma soprattutto, tenendo  aperte le loro frontiere e non alzando nuovi muri, anche nel rispetto della  “Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951”, e soprattutto  in considerazione che l’immigrato è una persona in cerca di dignità.   In tale accezione  intensificare gli sforzi per contribuire a dare agli immigrati la possibilità di vivere una vita  degna di un essere umano, di consentire loro di potere avere dei sogni da realizzare e delle speranze da coltivare, di potere accudire alle necessità delle loro famiglie e di poter garantire ai loro figli una casa , un pasto caldo, un futuro, sono le altre  sfide da perseguire e vincere.  Sfide  per le quali  la ricorrenza della “ Giornata Mondiale dei Profughi”, che si celebra il 20 giugno di ogni anno, raccomanda ogni sforzo dei governi del mondo perché da speranze e progetti diventino realtà.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace

EDUARDO TERRANA

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